23 ANNI NELL'INFERNO DEL SUDAN

26 agosto 2014

Il missionario Salesiano Giacomo Comino, detto Jim, ha raccontato dalle pagine del quotidano "La Stampa" di Torino la sua esperienza:

"75 anni, Salesiano, originario di Monastero Vasco provincia di Cuneo, missionario in Sudan e Sud Sudan, sintetizza in pieno i mali peggiori che affliggono la bellissima terra d'Africa: le guerre, i conflitti etnici e religiosi, genocidi, spietati dittatori, l'avidità delle multinazionali, la povertà e l'infanzia negata ai bambini-soldato.
Negli ultimi anni il Sudan è stato definito la più grave situazione umanitaria esistente, per i circa quarant'anni di guerra civile che l'hanno attanagliato. E ancora adesso la nazione è segnata dal grave conflitto interno del Darfur la  regione occidentale del Sudan con da un aprte la popolazione locale, ribelle nei confronti del regime del Sudan, e i mercenari Janjaweed (i demoni a cavallo), miliziani di origine araba e filogovernativi.
Jim vive e lavora da 23 anni in questo drammatico contesto. Arrivato nel 1992, pochi anni dopo la presa del potere attraverso un colpo di stato da parte del generale Omar Hasan Ahmad al-Bashir, Giacomo aveva 52 anni ed era un missionario esperto, avendo operato a lungo in Corea del Sud, dove era arrivato pochi anni dopo la fine della Guerra di Corea.
In Sudan s'è trovato di fronte ad una situazione estrema: il Nord, l'attuale Sudan aveva imposto la Shari'a, la legge islamica e voleva impadronirsi del Sud, a maggioranza cristiana-animista soprattutto per le sue ricchezze: in particolare il petrolio e una terra più fertile e rigogliosa rispetto al Nord desertico. Il conflitto è continuato fino al 2005, quando l'ONU riuscì ad ottenere la pace dopo vent'anni. Subito dopo è morto il leader carismatico dei ribelli meridionali John Gargang, vittima di un misterioso incidente in elicottero, mentre ritornava dall'Uganda. Tuttavia si sono preparate le basi per il referendum sulla secessione che è avvenuto nel 2011: il 98% degli abitanti ha deciso di separarsi. In Sud Sudan ha preso il potere Salva Kiir Mayardit capo della tribù Dinka che ha scelto come vice Reich Machar guida dell'etnia Neur. Quest'ultimo è stato allontanato da Salva Kiir con l'accusa di corruzione. Prima di Natale è scoppiata così una guerra civile tutta interna al Sud tra le due etnie: nella notte della Vigilia si è verificato un massacro di oltre mille persone nella capitale Juba. Ora la guerra sta interessando una parte di questo paese, molto più vasto dell'Italia.
La storia del Sudan ha portato Jim e altri Salesiani ad essere impegnati su due fronti. Il primo riguarda quel milione e mezzo di profughi del Sud, ancora reduci della guerra islamico-cristiana, ma che tutt'ora vivono nel Nord appena fuori dalla capitale Khartoum, dove inizia il deserto, in una situazione di povertà e sofferenza incredibile.
Dopo il referendum del 2011, il regime del Nord ha levato a queste persone la cittadinanza e impedisce loro di lavorare: è incredibile come riescano a sopravvivere in queste estreme condizioni. Noi gli portiamo beni di prima necessità e cerchiamo di fare del nostro meglio. All'inizio erano quasi 4 milioni, poi con i fondi delle Nazioni Unite si è riusciti a portarne un milione e mezzo nel Sud, attraverso ponti aerei, mentre altri sono scesi giù con mezzi propri. Ora però i contributi sono finiti: il viaggio per una singola persona cosata molto circa 400-500 euro. Per questo i missionari salesiani stanno raccogliendo fondi, in quanto raggiungere il Sud via terra è troppo pericoloso: prima del confine operano delle bande armate e il rischio minore è quello di essere depredati di tutto se non essere direttamente uccisi.
A fianco di questo costo spaventoso, c'è l'altro filone dell'attività dei Salesiani: la ricostruzione e lo sviluppo del Sud Sudan. Essendo una nazione molto giovane e reduce da decenni di sanguinosi conflitti, ha bisogno di crescere.
Per fortuna l'attuale conflitto etnico del Sudan meridionale interessa solo una zona del paese. C'è un buon 50% dove la situazione è calma e i Salesiani operano per costruire 100 scuole elementari per i bambini del Sud Sudan: è necessario formare le prossime generazioni.
Jim ricorda che con soli 60 centesimi si riesce a dare due pasti completi a un bambino sudanese.
Anche il progetto che i Salesiani hanno per il Darfur si pone l'obiettivo di salvare e aiutare i giovani impiegati nel conflitto in questa regione. Presso il Don Bosco Technical Centre viene insegnato loro un mestiere per aiutarli nel reinserimento sociale. Ciò che maggiormente colpisce è la trasformazione che avviene in appena un anno in questi giovani: hanno imbracciato un mitra fin da piccoli e al loro arrivo presso il centro sono come selvaggi, alienati dalla guerra che li ha travolti. Dopo il percorso di formazione ritornano essere umani e iniziano a vivere veramente."