Etiopia - Notizie dalla regione di Gambella

02 luglio 2014

Il Presidente della Fondazione ha incontrato il Sig. Giancarlo Archetti, Salesiano missionario in Etiopia nella regione di Gambella, di passaggio questi giorni in Svizzera e in Italia.
Ecco una sintesi della situazione attuale in questa zona dell'Etiopia dalla viva voce di Giancarlo.

«La zona di Gambella è molto estesa e popolata. In particolare a Punido (108 km da Gambella) e a Ninegam (130 km da Gambella), dove noi Salesiani siamo presenti, non esistono attività di tipo industriale o artigianale. Anche dal punto di vista commerciale esistono solo piccoli negozi.

Il governo etiope, tre anni fa, ha cercato di aiutare la zona promuovendo tra gli investor" (investitori/imprenditori soprattutto stranieri) la concessione dei terreni a basso costo e con la promessa di 5 anni di detassazione. Il 95% dell'area è stato acquistato soprattutto da investitori arabi ed indiani, che hanno iniziato la coltivazione di prodotti agricoli (per il 90% cotone e per il resto riso, cereali, etc...). Dopo tre anni, gli "investor" sono stati obbligati a pagare tasse esorbitanti. La diretta conseguenza di questo è stato il blocco dell'attività produttiva, che nel frattempo aveva coinvolto un buon numero di lavoratori locali.

A questo, si è affiancato il problema che da gennaio scorso nella zona scarseggia la nafta, unico carburante per la gran parte dei mezzi di trasporto e agricoli. Lo scenario a cui si assiste girando nella zona è quello di piantagioni incolte, grandi mezzi agricoli abbandonati e i lavoratori locali senza alcun impiego!

La difficoltà a trovare nafta ha provocato anche il blocco dei mezzi pubblici locali. La causa di questa scarsità di carburante è dovuta in parte alle difficoltà di rifornimento delle pompe, ma anche dal consumo elevato di carburante da parte dei convogli umanitari dell'ONU, che più volte alla settimana vanno a rifornire i profughi del Sud Sudan, ammassati nei campi nella zona. 


I due grandi campi profughi nella zona di Ninegam accolgono circa 50.000 persone, in gran parte donne, bambini e anziani, perché gli uomini giovani sono tutti al fronte in Sudan. Questi campi si sono trovati nei primi mesi di quest'anno senz'acqua e a questa grave difficoltà hanno cercato di porre rimedio i Salesiani, attraverso l'invio della loro vecchia, ma utilissima autobotte di Gambella. In questi ultimi giorni, invece, essendo iniziata la stagione delle piogge, i profughi sono allagati a causa dell'esondazione dei vicini corsi d'acqua: insomma, prima niente e poi troppo!

A Pugnido si trova un'altro campo che ospita circa 30.000 rifugiati, per i quali l'ONU, negli scorsi anni, ha chiesto ai salesiani di riservare in modo esclusivo i posti della scuola. Abbiamo ovviamente rifiutato la richiesta, per non creare disparità e lasciare fuori i giovani etiopici. Di fatto, però, i profughi iscritti a scuola, attraverso le Nazioni Unite sono la maggior parte degli allievi e in questi giorni abbiamo avuto i primi diplomati.


In questo periodo la ZOA, ONG olandese che promuove progetti nei paesi del Sud Est Asiatico e in Africa, ha richiesto alla nostra scuola professionale un corso per 32 allievi di cui la metà di etnia Nuer e l’altra metà dell’etnia Anuak, due gruppi che tra di loro sono in continua lotta. Questi ragazzi sono tutti ospiti dell’Hostel dei Salesiani ed è veramente difficile garantire la convivenza.
Il corso che devono frequentare prevede 3 mesi di formazione relativamente all’agricoltura e nei successivi tre anni conoscenze delle diverse professionalità che la scuola salesiana offre (meccanica, carpenteria, falegnameria, etc…). È un esperimento molto complesso, ma allo stesso tempo una sfida: aiutare alla convivenza e superare la mentalità locale che non contempla il lavoro come professione, ma solo come obbligo.

Una sfida, insieme alle tante che questa terra ci pone, che possiamo cercare di vincere solo grazie all’aiuto di molti che in vari modi sostengono la nostra missione!».